STILL FRIENDS

Sei classi della scuola secondaria di primo grado del FLIC hanno partecipato al progetto Still Friends, proposto dalla dott.ssa Giulia Cavicchi, psicologa che quest’anno ha collaborato con il nostro Istituto soprattutto per le conseguenze psicologiche legate alla pandemia.
L’idea è nata allo scattare della DAD a marzo 2021, che rimetteva i ragazzi in una condizione di ulteriore isolamento e solitudine, aumentando i rischi che già i preadolescenti e adolescenti stanno manifestando: un rischio maggiore di ritiro sociale, iperconnessione a scapito della vita reale, relazioni virtuali preferite a quelle reali, vissuti di solitudine e vuoto.
Lo scopo del progetto era di creare legami tra gli studenti di ogni classe attraverso un mezzo diverso dal solito, ovvero lo scambio epistolare.
I principali obiettivi che si volevano perseguire attraverso il progetto erano: far sperimentare un mezzo di comunicazione nuovo e diverso; favorire un senso di connessione con l’altro e diminuire il vissuto di solitudine; mettere in gioco il corpo e l’agire nella realtà; far sperimentare una modalità temporale diversa, che comprende l’attesa e quindi stimola anche il desiderio; promuovere un senso di appartenenza e di comunità nonostante il distanziamento sociale; incoraggiare i ragazzi ad accedere al proprio mondo interiore ed emotivo; aiutarli a riflettere sulle relazioni e sulle amicizie; favorire i legami all’interno della classe.
Il filo conduttore del progetto è stato l’incontro tra il Piccolo Principe e la volpe, e in classe si è svolto in tre incontri, a distanza di un mese circa uno dall’altro.
Durante il primo incontro è stata proposta l’attività, sono state formate le coppie di ragazzi e si è dato inizio allo scambio epistolare.
Durante il secondo incontro, a distanza di un mese circa, è stato fatto un monitoraggio dell’attività, discutendo insieme di eventuali difficoltà ma anche di ciò che stavano scoprendo.
Durante il terzo incontro, a fine anno, i ragazzi sono stati stimolati a riflettere su cosa aveva lasciato in loro l’esperienza e che cosa avevano sperimentato nel legame con l’altra persona.
È stata un’esperienza sfidante, che ha messo i ragazzi di fronte a delle fatiche ma che li ha anche spinti ad avventurarsi in un terreno inusuale, in cui, chi più chi meno, ha potuto sperimentare un modo diverso di guardare sé e l’altro.